USA: un paese informale, ma con altre convenzioni
Una delle cose piu’ apparenti quando si viene negli USA, e’ che e’ un paese molto meno formale dell’Italia. Sul lavoro ci si chiama tutti per nome, indipendentemente dal ruolo per esempio. Sempre al lavoro, la cravatta non si usa in genere quasi mai (anche se in alcuni ambienti e’ richiesta, la regola e’ sempre piu’ il business casual).
Un’ altra cosa, apparente quando qui si vive, e’ che sei veramente libero di vestirti come ti pare e nessuno fa commenti, ti guarda le scarpe, controlla che sei in linea con l’ultimo diktat dell’industria della moda. A me ormai capita perfino che nei negozi a Milano mi parlino direttamente in inglese senza che io dica una parola (in realta’ mi e’ capitato solo due volte, ma considerato quanto ci vengo e quanto tempo passo a fare shopping non e’ poco).
Fin qui tutto bene, pero’ ci sono altre cose in cui gli americani sono parecchio piu’ formali. Un esempio che vi consiglio di ricordare e praticare e’ quello delle ‘thank you notes’, i biglietti di ringraziamento che si usano - e si aspettano che li usiate - nelle piu’ svariate occasioni. Io ancora non sono perfetto, mi e’ venuto in mente scrivendo queste note che per esempio non l’ho mandato alla mia capa che mi ha fatto un regalo di Natale, pero’ cerco di stare attento e di usarli in ogni occasione.
Il fenomeno delle cards e’ pervasivo: un collega si ammala abbastanza seriamente? Get well card.
Un figlio riceve una gift card da un parente/amica per il compleanno? Thank you card.
Vi intervistano 5 persone per un lavoro? Mandate 5 email diverse e personalizzate ringraziando per il tempo e l’attenzione.
Io le trovo una cosa carina, e noto sempre che gli italiani non le usano per niente, anche quando sarebbe gentile: ho avuto ospiti nel periodo di Natale, un amico e la sua ragazza che non conoscevo quasi per niente. Prima del viaggio, mi ha chiesto consigli su dove andare, le ho fatto la prenotazione dell’albergo, ci siamo scambiati diverse emails. Dopo il viaggio? Niente di niente, neanche un grazie veloce veloce. So che non e’ la pratica pero’ quando interagite con gli americani ricordatevi che qui vi considerano dei cafoni per una cosa del genere.
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Questa delle cards e’ un aspetto di un fenomeno piu’ generale: gli americani sono informali, ma molto piu’ celebratori degli europei. Alcuni esempi: a scuola, fino dall’asilo tutte le mattina si fa il Pledge of Allegiance, che e’ un giuramento alla bandiera. ![]()
Partita di football? American football ovviamente: Inno nazionale, tutti in piedi con la mano sul cuore, mentre le persone in divisa salutano. State attenti a queste cose, ed evitate di fare dell’ironia su questi aspetti molto patriotici e celebratori perche’ non e’ benvenuta per niente.
D’altro canto, pensate a che liberta’ il non sentire che se non avete i pantaloni rossi perche’ ce li hanno tutti siete un deficiente (qualche anno fa arrivato a Milano mi scompisciavo dalle risate nella terra dei macachi/e), o mortificato se non riuscite a fare il nodo della cravatta proprio gigantesco e nel modo che proprio bisogna.
L’anno scorso credo di avere usato la cravatta sicuramente meno di 10 volte, credo 7-8 volte massimo. Considerato che le ho sempre odiate e considerate il punto finale della trinita’ di cavolate per bloccare l’afflusso di sangue al cervello (calze strette per cominciare, una bella cintura per il grosso e la cravatta per essere sicuri che ce ne arrivi il meno possibile), il peso di mandare qualche card in piu’ non e’ drammatico.
When in Rome, do as the Romans do come si dice qui. Se volete mandarmi una thank you card per questo blog, avvolgetela in due banconote da 100 euro per cortesia, e incollatela sul parabrezza di una macchina che sceglierete voi con gusto e senza badare a spese. Scrivetemi per l’indirizzo.